Fegato alla veneziana: cipolle stufate nel burro, fegato di vitello tagliato sottile e cotto in tre minuti, polenta accanto. Pronto in poco più di un'ora.
Introduzione
A Venezia si chiama figà a la venexiana, ed è uno dei piatti che si trovano ancora scritti col gesso sulle lavagne dei bacari. Gli ingredienti sono due, in parti quasi uguali: fegato di vitello e cipolle bianche. Le cipolle si stufano piano nel burro e nell'olio finché diventano morbide e dolci, quasi una marmellata; il fegato si taglia sottile e si cuoce sopra in pochi minuti, a fuoco vivo, perché resti rosa e tenero.
Tutto il segreto sta nei due tempi, che sono opposti. Le cipolle vogliono pazienza, almeno mezz'ora a fuoco basso, e non devono mai bruciare. Il fegato invece vuole fretta: tre minuti, il sale solo alla fine, e in tavola subito, con la polenta accanto. Un minuto di troppo e diventa duro e granuloso, ed è il solo modo di sbagliare un piatto che per il resto perdona tutto.
Nel bicchiere mettiamo il Nordera Riserva Raboso Piave DOC della Caneva dei Biasio, un rosso delle sponde del Piave con un'acidità alta che sgrassa il burro delle cipolle e un tannino ammorbidito da 24 mesi di botte grande. Per stufare le cipolle usiamo l'Olio Extravergine Veneto del Grappa DOP di Oro de Pòe, insieme al burro.
Storia del Fegato alla Veneziana
La storia del fegato alla veneziana comincia nella parola stessa. I Romani ingrassavano oche e maiali con i fichi secchi, e il loro fegato, il più pregiato, lo chiamavano iecur ficatum, fegato ai fichi. Col tempo è rimasto solo l'aggettivo, ed è diventato il nostro «fegato». In cucina il fegato si cuoceva spesso con i fichi, che ne addolcivano la nota amara: a Venezia, si racconta, al posto dei fichi sono arrivate le cipolle, che in laguna costavano poco e avevano lo stesso effetto.
Per secoli il figà è stato un piatto popolare, da osteria e da casa, fatto con un taglio che i macellai vendevano a buon prezzo. Si mangia ancora così: nei bacari in porzioni piccole, come cicchetto, su una fetta di polenta bianca abbrustolita; nelle trattorie come secondo, con la polenta morbida o grigliata. Le versioni di famiglia cambiano nei dettagli, un goccio di aceto o di vino bianco alla fine, il burro al posto dell'olio o tutti e due, ma i principi restano tre: tante cipolle quanto fegato, le cipolle cotte a lungo, il fegato cotto in fretta.
Ingredienti
Per il fegato
- fegato di vitello600 g
- cipolle bianche600 g
- burro40 g
- Olio Extravergine Veneto del Grappa DOP 500ml3 cucchiai
- prezzemolo tritato1 cucchiaio
- saleq.b.
- pepe nero macinato al momentoq.b.
Per la polenta
- farina di mais per polenta, bianca o gialla250 g
- acqua1 litro
- sale grossoq.b.
Attrezzature Necessarie
- Padella larga dal fondo spesso, meglio se di ferro
- Paiolo o pentola dal fondo spesso per la polenta
- Coltello ben affilato e tagliere
- Cucchiaio di legno
Consiglio: Per il fegato serve una padella larga: i pezzi devono stare in un solo strato, a contatto col fondo caldo. In una padella piccola si ammucchiano, abbassano la temperatura e invece di rosolare bollono nella loro acqua, diventando grigi e duri. Se la padella non basta, meglio cuocere il fegato in due volte.
Come Preparare Fegato alla Veneziana — Ricetta Originale

Le cipolle
Affetta le cipolle a velo, il più sottili possibile. Nella padella scalda il burro con l'olio a fuoco basso, aggiungi le cipolle e un pizzico di sale, copri e lasciale stufare per 35-40 minuti, mescolando ogni tanto, finché sono morbidissime e appena dorate. Se si asciugano troppo aggiungi un cucchiaio d'acqua. Intanto porta a bollore l'acqua salata per la polenta, versa la farina a pioggia mescolando con la frusta e cuoci a fuoco basso per 45 minuti.
Consiglio dello chef: Le cipolle non devono mai friggere né scurirsi: bruciate diventano amare, e l'amaro si somma a quello del fegato.
Il fegato
Mentre le cipolle cuociono, prepara il fegato. Togli la pellicina esterna e gli eventuali filamenti più duri, poi taglialo a fettine sottili, di mezzo centimetro, e ogni fettina a pezzi irregolari di 3-4 centimetri. Asciugalo bene con la carta da cucina e tienilo da parte, senza salarlo.
Consiglio dello chef: Il fegato si taglia meglio se è freddo di frigorifero: la carne è più soda e le fettine vengono regolari.
La cottura
Quando le cipolle sono pronte alza la fiamma al massimo e aggiungi il fegato in un solo strato. Lascialo rosolare 1 minuto senza toccarlo, poi mescolalo con le cipolle e cuoci ancora 2 minuti, finché i pezzi sono dorati fuori e appena rosa dentro. Spegni subito il fuoco, sala, pepa e cospargi di prezzemolo tritato.
Consiglio dello chef: Il sale si mette solo a fuoco spento: messo prima fa uscire i succhi del fegato, che bolle invece di rosolare e indurisce.
In tavola
Servi il fegato subito, ben caldo, con le sue cipolle e il fondo di cottura, accanto a una fetta di polenta morbida. Per la versione da bacaro, lascia raffreddare la polenta su un tagliere, tagliala a fette spesse un dito e abbrustoliscile sulla griglia o in padella prima di servirle.
Consiglio dello chef: Il fegato non aspetta: se deve stare in caldo qualche minuto continua a cuocere e si indurisce. Meglio che siano i commensali ad aspettare lui.
Vino da abbinare al Fegato alla Veneziana
Il fegato alla veneziana mette nel piatto due sapori che tirano in direzioni opposte. Da una parte le cipolle, tante quante il fegato, stufate a lungo nel burro e nell'olio finché diventano morbide e dolci, quasi una marmellata. Dall'altra il fegato di vitello, tagliato sottile e cotto in pochi minuti: tenero, con una nota ferrosa e appena amara che è il suo carattere. In mezzo c'è il grasso del burro, che lega tutto e riveste il palato. Il vino deve fare tre lavori. Deve avere un'acidità viva, che sgrassi il burro e tenga leggera la dolcezza delle cipolle. Deve avere un frutto rosso maturo, che faccia da ponte fra il dolce della cipolla e il minerale del fegato. E deve avere un tannino domato: il fegato è una carne magra e morbida, e un tannino giovane e ruvido sopra la sua nota ferrosa la trasforma in un sapore metallico. Per questo il piatto chiede un rosso veneto con spina acida e qualche anno di legno, servito non troppo caldo, e accanto la polenta, che arrotonda tutto.
Vino Rosso Consigliato
Nordera Riserva Raboso Piave DOC — La Caneva dei Biasio — Il **Nordera Riserva Raboso Piave DOC della Caneva dei Biasio** viene dalle sponde del Piave, la terra storica del Raboso, ed è il rosso che la cucina veneta tiene da sempre per i piatti grassi e saporiti. Sul fegato alla veneziana lavora soprattutto con l'acidità, che nel Raboso è la più alta fra i rossi del Veneto: taglia il burro in cui sono stufate le cipolle e rimette la bocca a zero a ogni forchettata, così la dolcezza del fondo non stanca. Il frutto di marasca e le note di violetta stanno a metà strada fra la cipolla, che è dolce, e il fegato, che è ferroso, e li tengono insieme. Il punto delicato è il tannino. Il Raboso giovane è ruvido, e sopra una carne magra come il fegato lascerebbe un sapore metallico; qui però i 24 mesi in botte grande lo hanno reso elegante, come dice la scheda, e la riserva regge il piatto senza seccare la bocca. Il limite resta, ed è giusto dirlo: con 14% vol e un corpo pieno, il vino rischia di coprire un fegato cotto alla perfezione, rosa e delicato. Funziona meglio con la polenta accanto, che smorza il tannino, e con le cipolle ben stufate. Servitelo a 18 °C, alla parte bassa della forchetta indicata in scheda.
Vuoi approfondire il vitigno? la nostra guida al Raboso
L'Alternativa Territoriale
Merlot Veneto I.G.T. — Italo Cescon — Se il Raboso è la scelta del carattere, il **Merlot Veneto I.G.T. di Italo Cescon** è quella della prudenza, ed è il rosso che nelle osterie della pianura del Piave si versa più spesso accanto al fegato. Il suo tannino è morbido e non litiga con la nota ferrosa della carne, quindi il rischio del sapore metallico non c'è. La ciliegia e il ribes accompagnano la dolcezza delle cipolle, e le note di liquirizia e di tabacco che lasciano i nove mesi in rovere si accordano con la rosolatura del fegato e con la polenta abbrustolita. L'acidità, che la scheda chiama una piacevole freschezza, basta a pulire il burro senza la spina tagliente del Raboso. Il limite è l'opposto di quello del Raboso: con 13% vol e un corpo medio, su un fegato dalle cipolle molto caramellate il Merlot resta un passo indietro, e il piatto parla più del vino. È il vino per chi lo cucina più delicato, con le cipolle bionde e appena stufate. Servitelo a 17-18 °C.
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Birra Artigianale in Alternativa
Reckless Bock Beer — doppio malto — Con il fegato alla veneziana la birra trova un appoggio che il vino non ha: lo zucchero delle cipolle. Le cipolle stufate a lungo caramellano, e la **Reckless Bock di Norah's Farm**, una doppio malto a bassa fermentazione in stile Dunkel Bock prodotta nella Pedemontana Veneta, ha in primo piano proprio il caramello, insieme alla frutta secca. È lo stesso sapore, e il piatto e il bicchiere si rispondono. La carbonatazione porta via il burro dal palato, il lavoro che nel vino fa l'acidità, e il luppolo appena accennato non aggiunge amaro alla nota già amarognola del fegato, che con una birra luppolata si sommerebbe. Il limite è nel finale dolce e nei 7% vol: su un piatto che di dolcezza ne ha già molta, l'insieme rischia di diventare pesante, quindi conviene un bicchiere piccolo e una porzione di polenta non troppo abbondante. Servitela a 8-10 °C, in un bicchiere a tulipano.
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Varianti
- Con l'aceto o il vino bianco: molte famiglie veneziane, a fuoco ancora acceso, sfumano il fegato con un cucchiaio di aceto di vino bianco o mezzo bicchiere di vino bianco secco, lasciandolo evaporare in pochi secondi. L'acidità alleggerisce la dolcezza delle cipolle e dà al fondo una nota più viva.
- Con il fegato di maiale: più economico e dal sapore più deciso, era il fegato delle case di campagna. Va tagliato ancora più sottile e cotto un minuto in più, perché è più compatto. Le cipolle restano le stesse.
- Solo con il burro: la versione più antica usa solo il burro, senza olio. Il piatto è più rotondo e profumato, ma il burro brucia prima: le cipolle vanno tenute a fuoco bassissimo e sorvegliate.
- Con la salvia: qualche foglia di salvia rosolata nel burro prima delle cipolle profuma il piatto senza coprirlo. Non è la ricetta veneziana classica, ma è comune nelle case della terraferma.
Domande Frequenti
Che fegato si usa per il fegato alla veneziana?
Il fegato di vitello, che è il più tenero e il più delicato di sapore. Deve essere freschissimo, di colore uniforme fra il rosa scuro e il bruno, lucido e senza odore forte. Il fegato di bovino adulto è più scuro e più amaro, mentre quello di maiale, usato nelle case di campagna, ha un sapore più deciso e va tagliato più sottile.
Perché il fegato diventa duro?
Per la cottura troppo lunga o per il sale messo troppo presto. Il fegato si cuoce in tre minuti a fuoco vivo: oltre, le proteine si stringono e la carne diventa dura e granulosa. Il sale aggiunto prima della cottura fa uscire i succhi, e il fegato bolle nella sua acqua invece di rosolare. Va salato solo a fuoco spento.
Quante cipolle servono per il fegato alla veneziana?
La regola veneziana è una parte di cipolle per una parte di fegato, a peso: per 600 g di fegato servono 600 g di cipolle bianche. Sembrano tante, ma stufando per mezz'ora perdono gran parte del loro volume e diventano il fondo dolce e morbido che accompagna la carne.
Il fegato alla veneziana si può preparare in anticipo?
Solo in parte. Le cipolle si possono stufare anche qualche ora prima, o il giorno prima, e riscaldare nella padella al momento di servire. Il fegato invece va cotto all'ultimo e portato in tavola subito: riscaldato diventa duro e perde il colore rosa.
Che vino si abbina al fegato alla veneziana?
Un rosso veneto con un'acidità viva e un tannino morbido: l'acidità sgrassa il burro delle cipolle, mentre un tannino troppo ruvido sulla nota ferrosa del fegato lascerebbe un sapore metallico. Un Raboso del Piave affinato a lungo in botte grande è la scelta più tradizionale; un Merlot del Piave è quella più morbida e sicura.