Pinot Nero Veneto I.G.T. - Cru Sarego  -  Buvoli - vaigustando

Pinot Nero Veneto I.G.T. - Cru Sarego

0.75l
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Pinot Nero Veneto I.G.T. - Cru Sarego  -  Buvoli - vaigustando

Pinot Nero Veneto I.G.T. - Cru Sarego

Prodotto in Veneto
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Prezzo promozionale  $55.00 Prezzo di listino $59.00 Prezzo unitario $73.33/l
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Il Prodotto in Breve

✓ Uve 100% Pinot Nero Veneto I.G.T. 

✓ Raccolta manuale e diraspatura delicata per preservare l’integrità degli acini

✓ Annata: 2020

✓ Affinamento di 15 mesi in tonneaux di rovere francese

✓ Colore rosso rubino intenso con riflessi granati

✓ Palato pieno e corposo, con tannini eleganti e setosi, lunga persistenza

✓ Gradazione alcolica: 13,5%

Il Pinot Nero “S” di Marco Buvoli – Opificio del Pinot Nero nasce dai vigneti situati sulle colline di Sarego, nel cuore dei Colli Berici, dove i terreni calcareo-argillosi e le esposizioni più soleggiate donano al vino un profilo più maturo e strutturato rispetto ad altri cru. Qui il microclima è leggermente più caldo, favorendo una maturazione piena delle uve e un’intensa espressione aromatica. L’ottima maturazione polifenolica ha consentito una macerazione prolungata, favorendo una ricca estrazione da bucce e vinaccioli. La fermentazione avviene a temperatura controllata, con parte dei grappoli interi e un periodo di macerazione sulle bucce, che può variare a seconda delle annate da 10 a 20 giorni. Dopo la pressatura il vino ha affinato per circa quindici mesi in tonneaux di rovere francese, quindi ha decantato naturalmente e successivamente riposato in bottiglia per oltre tre anni, raggiungendo un equilibrio armonico tra note fruttate e speziate. Nel calice si presenta pieno e corposo, con tannini eleganti e setosi che accompagnano aromi di piccoli frutti rossi e neri, erbe selvatiche, spezie scure e nuance di caffè tostato.

Scheda Prodotto:

Vitigno: 100% Pinot Nero Veneto I.G.T.

Zona di produzione: Colli Berici (Vicenza).

Caratteristiche Terreni: Suoli argilloso-calcarei, vigneti situati a circa 280 m s.l.m., gestione di ispirazione biodinamica.

Colore: Rosso rubino intenso con riflessi granati.

Note organolettiche: Al naso emergono piccoli frutti rossi e neri maturi, nota balsamica,  spezie scure e leggere nuance di caffè tostato. In bocca è pieno e corposo, con tannini eleganti e setosi che sostengono una struttura armonica, lunga e molto persistente.

Temperatura di servizio: 16-18°c

Gradazione Alcolica: 13,50% 

Vinificazione: Vendemmia manuale nella prima metà di settembre. Le uve sono state diraspate con cura per preservare l’integrità dell’acino. La macerazione prolungata ha favorito una ricca estrazione da bucce e vinaccioli. Dopo la pressatura il vino viene affinato per circa 15 mesi in tonneaux di rovere francese, quindi ha decantato naturalmente e riposato in bottiglia per oltre 36 mesi prima della commercializzazione.

Resa per ettaro: 40 q/ha

Periodo di vendemmia: Settembre, manuale con selezione dei grappoli.

Abbinamenti: Carni rosse, selvaggina, piatti speziati e formaggi stagionati. Ottimo anche come vino da meditazione.

Il Territorio

Dalle terre vulcaniche del Soave alle colline calcaree dei Berici, un viaggio tra Verona e Vicenza alla scoperta di due territori che raccontano anime diverse e complementari del vino veneto.

A est di Verona, il Soave si distende sulle colline che accompagnano la pianura verso i rilievi della Lessinia. Più a est, nel territorio vicentino, emergono i Colli Berici, un sistema collinare dalla forte identità geologica e paesaggistica. Due territori distinti, accomunati da una storia viticola antica e da un rapporto con la terra che ancora oggi determina il carattere dei loro vini. Qui la vite non è semplicemente una coltura. È parte del paesaggio, della storia delle famiglie e dell'identità dei paesi. Filari, muretti, corti rurali, ville, castelli e piccoli borghi raccontano una civiltà agricola costruita nel corso dei secoli, nella quale il vino è diventato uno dei modi più autentici per interpretare il territorio.

Soave: la terra dei vulcani e della Garganega

Il Soave è uno dei territori storici del vino italiano. Il suo cuore si trova sulle colline orientali della provincia di Verona, intorno ai comuni di Soave e Monteforte d'Alpone, dove la vite occupa pendii e dorsali modellati da un'origine geologica straordinariamente complessa. Il borgo medievale di Soave, dominato dal suo castello e ancora racchiuso dalle antiche mura, è l'immagine più conosciuta di questo territorio. Ma per comprenderne davvero i vini bisogna salire sulle colline, seguendo le strade che attraversano vigneti, contrade e piccoli nuclei rurali fino a Monteforte d'Alpone.

È qui che emerge uno degli elementi più affascinanti del Soave: la sua origine vulcanica. Milioni di anni fa questa parte del Veneto fu interessata da un'intensa attività vulcanica. Basalti, rocce laviche e tufi affiorano ancora oggi in molte delle colline orientali della denominazione, alternandosi a zone di matrice calcarea. È una diversità geologica che si riflette direttamente nei vini, dando vita a interpretazioni differenti anche a poca distanza l'una dall'altra.

Su queste terre la Garganega ha trovato nei secoli il proprio habitat naturale. Vitigno antico e profondamente legato al territorio veronese, la Garganega possiede una naturale capacità di interpretare il luogo in cui cresce. Nei migliori vigneti collinari del Soave sa unire maturità del frutto, freschezza, tensione e una componente sapida e minerale che diventa progressivamente più evidente con il tempo. Accanto alla Garganega trova spazio il Trebbiano di Soave, presenza storica capace di contribuire con freschezza e precisione al profilo dei vini.

Il Soave Classico identifica il nucleo storico della denominazione, sulle colline di Soave e Monteforte d'Alpone. È un paesaggio costruito nel tempo, dove in molti punti la viticoltura si sviluppa su pendii importanti e il lavoro dell'uomo ha seguito la morfologia naturale delle colline anziché modificarla. Qui altitudine, esposizione, ventilazione e natura dei suoli cambiano da una contrada all'altra. È proprio questa frammentazione a rendere il Soave un territorio sorprendentemente articolato: non un unico vino, ma molte interpretazioni della Garganega e della collina veronese.

Nei vini più giovani prevalgono freschezza, fiori, frutto e immediatezza. Nei Soave provenienti dai vigneti più vocati e lasciati evolvere, il tempo porta invece alla luce una dimensione più profonda: note di erbe, agrumi maturi, frutta gialla, pietra e sfumature minerali si intrecciano in vini capaci di acquistare complessità anche dopo diversi anni. È forse proprio il tempo uno degli strumenti migliori per comprendere il grande Soave: vini apparentemente delicati da giovani possono rivelare, con l'evoluzione, una profondità e una longevità sorprendenti.

Colli Berici: pietra, sole e grandi rossi

Lasciando il Veronese e spostandosi verso Vicenza, il paesaggio cambia. I Colli Berici emergono dalla pianura vicentina come un'isola di colline. Il profilo è più morbido, il clima generalmente più caldo e la vegetazione mediterranea convive con boschi, ulivi e vigneti. Ville venete, piccoli borghi e antiche corti rurali testimoniano una storia nella quale agricoltura e cultura hanno modellato insieme il paesaggio.

Anche qui è la geologia a definire profondamente l'identità del vino. I Colli Berici hanno una prevalente matrice calcarea e sedimentaria, derivata da antichi fondali marini, alla quale si affiancano in alcune aree testimonianze di attività vulcanica. Rocce calcaree, argille e terreni ricchi di scheletro creano condizioni particolarmente favorevoli alla vite, mentre l'esposizione delle colline e il clima relativamente mite permettono maturazioni complete e regolari.

Se il Soave trova la propria voce più riconoscibile nella Garganega, i Colli Berici mostrano invece una spiccata vocazione per i vini rossi. Il vitigno simbolo è la Tai Rosso, varietà storicamente radicata soprattutto nell'area di Barbarano e dei Berici meridionali. È un'uva capace di dare vini fragranti, speziati e di grande bevibilità, nei quali il frutto incontra spesso note di erbe mediterranee e una trama delicatamente sapida.

Accanto alla Tai Rosso, i Colli Berici hanno dimostrato nel tempo una particolare affinità con varietà come Carmenère, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot. Il clima, le esposizioni e i terreni calcareo-argillosi permettono a queste uve di raggiungere maturazioni profonde mantenendo equilibrio, dando origine a vini capaci di coniugare struttura, eleganza e longevità. Anche il Carmenère, a lungo confuso nei vigneti con il Cabernet Franc, ha trovato nei Colli Berici una delle sue espressioni italiane più interessanti.

Due territori, due modi di raccontare il Veneto

Soave e Colli Berici sono separati da pochi chilometri di pianura, ma raccontano due anime profondamente diverse della viticoltura veneta. Nel Soave dominano la Garganega, le antiche terre vulcaniche, l'altitudine e la tensione dei grandi bianchi. Nei Colli Berici il paesaggio diventa più caldo e mediterraneo, il calcare assume un ruolo centrale e sono soprattutto i rossi a trovare profondità e carattere.

Da una parte le colline di Monteforte d'Alpone e Soave, con le loro contrade e i vigneti che affondano le radici in antiche rocce vulcaniche. Dall'altra le alture vicentine, dove calcare, argilla, boschi e vigne accompagnano lo sguardo verso la pianura. A unirli è una cultura agricola antica, fatta di famiglie, vigneti tramandati, osservazione delle stagioni e conoscenza dei singoli appezzamenti.

Oggi questi territori stanno vivendo una nuova stagione. Sempre più produttori lavorano per riportare al centro vigneto, biodiversità, identità dei suoli e riconoscibilità delle singole zone, cercando nei vini non soltanto qualità, ma una relazione sempre più precisa con il luogo da cui provengono. Perché il valore più profondo di questi territori non sta semplicemente nella loro capacità di produrre grandi vini. Sta nella possibilità di riconoscere, dentro un bicchiere, la collina da cui quel vino proviene.

Il basalto e la Garganega del Soave. Il calcare, il sole e i rossi dei Colli Berici. Due paesaggi, due identità, due modi diversi di raccontare attraverso il vino la straordinaria varietà del Veneto.

Il Produttore

L’Opificio del Pinot Nero nasce dal sogno visionario di Marco Buvoli, artigiano del vino che ha scelto di dedicarsi con passione a uno dei vitigni più affascinanti e complessi: il Pinot Nero. Alla fine degli anni Novanta, Marco trasforma la sua passione in un progetto concreto, creando una piccola cantina a Gambugliano, sui Colli Vicentini, dove il vino incontra un’altra grande passione: la musica rock. L’Opificio è infatti “la cantina rock”, un luogo dove ritmo, vibrazioni ed emozioni scorrono tra le botti, accompagnando il percorso di ogni vino. I vigneti si estendono tra le colline di Vicenza e Padova, in un mosaico di suoli e microclimi che esaltano la personalità del Pinot Nero. La coltivazione è biologica e biodinamica, con potature severe, rese basse e vendemmia manuale, per ottenere uve sane e mature.

In cantina la filosofia è la stessa: rispetto assoluto della materia prima, vibrazioni positive e ritmo naturale. Si lavora con uve intere, macerazioni e fermentazioni in acciaio o in legno, affinamenti in barriques e tonneaux selezionati per ogni annata. Ogni movimento avviene per gravità, con delicatezza, per non stressare mai il vino. Il cuore dell’Opificio è il Metodo Classico: spumanti di rara eleganza e tensione minerale, nati da cuvée di diverse annate e da una piccola parte di riserva affinata in legno secondo il metodo Solera. I lunghi affinamenti sui lieviti – anche oltre i 36 mesi – regalano vini cremosi, profondi e vibranti, capaci di emozionare. Accanto agli spumanti, Marco Buvoli produce anche rossi di Pinot Nero che riflettono l’anima più pura del vitigno, e i suoi Garage Wines: microproduzioni seguite passo dopo passo, nate dal desiderio di sperimentare.

Tra questi, lo Chardonnay vinificato alla maniera borgognona, il TPS (taglio di Syrah e Merlot) , potente e strutturato) e il Cabernet Franc, ispirato alla Loira, elegante e raffinato. La produzione annua, intorno alle 28.000 bottiglie, è volutamente contenuta per garantire un controllo artigianale su ogni fase. L’Opificio del Pinot Nero non è solo una cantina, ma un laboratorio di idee e di emozioni, dove vino e musica si fondono per dare vita a creazioni autentiche. Ogni calice è un viaggio: dal vigneto al bicchiere, racconta una storia di passione, coraggio e ricerca, che ha reso l’Opificio un punto di riferimento per chi cerca vini italiani capaci di dialogare con i grandi classici internazionali, senza mai perdere il legame con la propria terra.

Conservazione
  • Conservare in luogo fresco e asciutto
Politica di Reso

Il reso dei prodotti è possibile fino a 14 giorni dal ricevimento della merce. Maggiori informazioni sulle modalità nella pagina Diritto di Recesso

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