Agnolotti del Plin al Sugo d'Arrosto — Ricetta Piemontese

Agnolotti del plin piemontesi in un piatto fondo di ceramica, piccoli e arricciati dal pizzicotto, lucidi di sugo d'arrosto scuro, su un tavolo di legno

Agnolotti del plin piemontesi: sfoglia all'uovo sottile, ripieno di arrosto di vitello e maiale con verza, e il sugo d'arrosto ristretto col burro.

⏱️ Tempo: 3 h 30 min🍽️ Porzioni: 6 porzioni📊 Difficoltà: Alta📍 Piemonte🍚 Primo piatto🍂 autunno

Introduzione

Gli agnolotti del plin sono la pasta ripiena più piccola del Piemonte e la più paziente da fare. Il nome viene dal gesto: plin in piemontese è il pizzicotto, quello che le dita danno alla sfoglia per chiudere ogni boccone, e che gli lascia la sua forma a fazzoletto arricciato. Dentro c'è un ripieno di carni arrosto, vitello e maiale, tritate con la verdura, il parmigiano e un'idea di noce moscata; fuori, invece di un sugo, c'è il fondo dell'arrosto stesso, sciolto col brodo e lucidato col burro. È un piatto costruito su una sola cottura: la carne che riempie la pasta e il sugo che la condisce escono dalla stessa casseruola.

Qui proponiamo la versione delle Langhe e del Monferrato, con la sfoglia fatta con molti tuorli e tirata sottilissima, quasi trasparente, e il ripieno in quantità minima, grande come una nocciola. Sono le due regole che fanno la differenza fra un plin e un raviolo qualunque: la sfoglia deve sparire in bocca, il ripieno deve sentirsi. Il lavoro è lungo ma si divide bene: l'arrosto e il ripieno si possono preparare il giorno prima, e il giorno dopo restano solo la sfoglia e i pizzicotti.

Nel bicchiere mettiamo il Grignolino del Monferrato Casalese 'Origine' di Tenuta Vallone, il rosso chiaro e speziato di Conzano, che con la sua acidità pulisce il burro del sugo boccone dopo boccone. Per la sfoglia usiamo la Farina Aurum di grano tenero tipo 1 di Mulino Terrevive, macinata a pietra, che dà una pasta più profumata e appena più rustica della 00.

Storia degli Agnolotti del Plin

Gli agnolotti sono un piatto del recupero, come quasi tutte le paste ripiene del Nord. Nelle cascine delle Langhe, del Roero e del Monferrato l'arrosto della domenica, o il bollito, non si finiva mai in un pasto solo: quello che restava si tritava con la verdura dell'orto, si legava con le uova e il formaggio e si chiudeva nella sfoglia, e il giorno dopo diventava il primo della festa successiva. Per questo il ripieno non ha mai avuto una ricetta unica: ogni famiglia metteva le carni che aveva, vitello, maiale, a volte coniglio, e la verdura della stagione, la verza d'inverno, gli spinaci o la scarola negli altri mesi.

Il plin è la versione più minuta di questa tradizione, quella delle Langhe e dell'Alto Monferrato. Il pizzicotto che le dà il nome non è solo un vezzo: chiudendo la pasta con le dita si forma una piccola tasca che trattiene il condimento, ed è per questo che il plin si condisce con poco, il sugo d'arrosto o il burro fuso con la salvia. Nelle osterie delle Langhe c'è anche chi li serve senza niente, appena scolati e avvolti in un tovagliolo, da mangiare con le mani: è il modo più severo di giudicare un ripieno. Sull'origine della parola agnolotto le storie sono molte e nessuna è provata, dal cuoco Angiolino delle leggende monferrine all'anello di pasta da cui si ricavavano; quello che è certo è che oggi il plin è il primo piatto che il Piemonte mette in tavola nei giorni importanti, soprattutto in autunno, nella stagione del tartufo e del vino nuovo.

Ingredienti

Per l'arrosto

  • polpa di vitello (spalla o reale)300 g
  • lonza di maiale300 g
  • burro40 g
  • Olio Extravergine Veneto del Grappa Filtrato 500ml2 cucchiai
  • cipolla1
  • carota1
  • costa di sedano1
  • aglio1 spicchio
  • rosmarino e salvia1 rametto e 4 foglie
  • vino rosso secco150 ml
  • brodo di carne500 ml

Per il ripieno

  • cavolo verza300 g
  • parmigiano grattugiato80 g
  • uova2
  • noce moscataq.b.
  • sale e pepeq.b.

Per la sfoglia

Per condire

  • burro30 g
  • parmigiano grattugiato, per servireq.b.

Attrezzature Necessarie

  • Casseruola dal fondo spesso con coperchio
  • Tritacarne o mixer
  • Macchina per la pasta o mattarello lungo
  • Rotella dentellata per la pasta
  • Colino a maglie fitte per il fondo
  • Vassoi infarinati con semola per i plin

Consiglio: La sfoglia del plin si tira fino a vedere in trasparenza il colore del piano di lavoro: con la macchina vuol dire arrivare al penultimo spessore. Lavorate una striscia alla volta e tenete il resto coperto da un canovaccio, perché una sfoglia così sottile si asciuga in pochi minuti e poi non si salda più al pizzicotto.

Come Preparare Agnolotti del Plin al Sugo d'Arrosto — Ricetta Piemontese

Agnolotti del Plin al Sugo d'Arrosto — Ricetta Piemontese: la ricetta illustrata in 4 passi

1

L'arrosto

Taglia vitello e maiale a pezzi grossi, di circa 5 cm. In una casseruola dal fondo spesso scalda il burro con l'olio e rosola la carne a fuoco vivace, su tutti i lati, finché ha una crosta scura: è da quella crosta che verrà il sugo. Aggiungi cipolla, carota e sedano tagliati a pezzi, l'aglio schiacciato, il rosmarino e la salvia, e lascia insaporire qualche minuto. Sfuma con il vino rosso, fallo evaporare, poi copri e cuoci a fuoco basso per circa un'ora e mezza, aggiungendo un mestolo di brodo quando il fondo si asciuga. La carne è pronta quando si sfalda con la forchetta.

Consiglio dello chef: Non lavare la casseruola: il fondo scuro attaccato sul fondo è il sugo d'arrosto, e si recupera alla fine col brodo.

2

Il ripieno

Togli la carne dalla casseruola insieme alle verdure, eliminando rosmarino e salvia, e tienile da parte; lascia nella casseruola il fondo di cottura. Lessa la verza in acqua salata per 10 minuti, scolala, strizzala bene e passala qualche minuto in padella con un cucchiaio del fondo dell'arrosto. Passa al tritacarne la carne, le verdure dell'arrosto e la verza, poi amalgama con il parmigiano, le uova, una grattata di noce moscata, sale e pepe: il ripieno deve essere compatto e morbido, non bagnato. Intanto impasta la farina con le uova e i tuorli fino a una pasta liscia ed elastica, avvolgila nella pellicola e lasciala riposare 30 minuti.

Consiglio dello chef: Il ripieno si può fare il giorno prima e tenere in frigorifero ben coperto: il giorno dopo è più sodo e si dosa meglio.

3

Il plin

Tira la pasta in strisce sottilissime, larghe circa 6 cm. Disponi lungo la striscia, nella metà inferiore, tante palline di ripieno grandi come una nocciola, distanziate di 2 cm. Ripiega il bordo inferiore della sfoglia sopra il ripieno fino a coprirlo, poi pizzica la pasta fra una pallina e l'altra con pollice e indice, schiacciando bene: è il plin. Con la rotella dentellata rifila il bordo lungo la striscia, poi taglia fra un pizzicotto e l'altro con un colpo deciso, in modo che ogni agnolotto si chiuda su sé stesso e prenda la sua piega. Allinea i plin su un vassoio spolverato di semola, senza sovrapporli.

Consiglio dello chef: Se la sfoglia non si salda, passa sul bordo un dito appena bagnato d'acqua. Non di più: una sfoglia troppo umida si attacca al vassoio.

4

Il sugo e la cottura

Rimetti sul fuoco la casseruola con il fondo dell'arrosto, versa il resto del brodo caldo e gratta il fondo con un cucchiaio di legno per staccare tutto quello che è attaccato. Lascia ridurre a fuoco medio per una decina di minuti, poi filtra con il colino: deve restare un sugo scuro, lucido e scorrevole. Cuoci i plin in abbondante acqua salata per 2-3 minuti, finché vengono a galla. Scolali con una schiumarola direttamente nella padella del sugo, aggiungi il burro e fai saltare un attimo a fuoco basso, giusto il tempo di legare. Servi subito, con poco parmigiano a parte.

Consiglio dello chef: Il sugo d'arrosto non deve nuotare nel piatto: ne bastano due cucchiai a porzione. I plin devono uscire lucidi, non affogati.

Vino da abbinare agli Agnolotti del Plin

Gli agnolotti del plin sembrano un piatto delicato e non lo sono del tutto, e il vino va scelto guardando dentro la pasta, non fuori. Fuori c'è una sfoglia all'uovo sottilissima e un condimento che è poco più di un velo: il sugo d'arrosto non è un ragù, è il fondo della teglia sciolto con un mestolo di brodo e ristretto, lucido e scuro, con dentro il burro e la gelatina della carne. Dentro c'è invece un ripieno di carni arrosto, vitello e maiale, legato con parmigiano, uova e verdura, profumato di rosmarino e noce moscata. Ne escono due richieste. La prima è l'acidità: burro, tuorli e fondo di cottura rivestono la bocca, e a ogni boccone serve qualcosa che la pulisca. La seconda è la misura: un plin pesa pochi grammi e si mangia a cucchiaiate, e un rosso strutturato e alcolico copre la sfoglia e il ripieno insieme, lasciando in bocca solo il legno e la carne. Il tannino può esserci, anzi aiuta, perché trova le proteine dell'arrosto su cui distendersi; ma deve essere sottile, non massiccio. Per questo in Piemonte gli agnolotti si bevono con i rossi di casa più snelli, e si lasciano i grandi Nebbioli invecchiati ai secondi.

Vino Rosso Consigliato

Grignolino del Monferrato Casalese DOC 'Origine' — Tenuta Vallone — Il **Grignolino del Monferrato Casalese 'Origine' di Tenuta Vallone** nasce a Conzano, nel Monferrato Casalese, a poche colline dalle osterie dove gli agnolotti del plin sono il primo della domenica. È un rosso pallido, rubino chiaro e brillante, e chi lo giudica dal colore si aspetta un vino debole: in bocca invece ha un'acidità viva e un tannino sottile e asciutto, figlio dei molti vinaccioli del vitigno. Sono le due cose che servono qui. L'acidità stacca il burro e il fondo dell'arrosto dalla lingua e rimette la bocca a zero fra una cucchiaiata e l'altra; il tannino, fine com'è, si appoggia alle proteine della carne del ripieno senza diventare ruvido. Diciassette mesi solo in acciaio, nessun legno: non c'è vaniglia che si sommi al sugo, e il profilo speziato e di piccoli frutti rossi del vitigno incontra il rosmarino e la noce moscata del ripieno invece di coprirli. Anche i 13,5% vol sono una misura giusta per un primo piatto. Il limite va detto, ed è il rovescio del pregio: il corpo è leggero, e se il sugo d'arrosto è tirato molto denso e abbondante, o se nel ripieno c'è molto maiale, il Grignolino regge ma non riempie, e nel finale si accorcia. Con un condimento a velo, o con gli agnolotti al burro e salvia, è il bicchiere più giusto che ci sia. Servitelo fresco, a 14 °C: più caldo perde slancio, e lo slancio è il suo lavoro.

Vuoi approfondire il vitigno? la nostra guida al Grignolino

L'Alternativa Territoriale

Monferrato DOC Nebbiolo Superiore BIO — Tenuta Vallone — Stessa cantina, stesso comune, e la strada da prendere quando il sugo è quello delle grandi occasioni. Il **Monferrato DOC Nebbiolo Superiore di Tenuta Vallone** viene da vigne in agricoltura biologica certificata a Conzano, ed è un Nebbiolo diverso da quello delle Langhe: più immediato, più fresco, con un tannino che la scheda descrive fine e morbido invece che austero. Dodici mesi in acciaio e poi tredici in barriques e tonneaux gli danno il corpo che al Grignolino manca, e un profumo di frutti di bosco e rosa con un fondo speziato. Sul piatto lavora così: il tannino, più fitto, trova nel ripieno di vitello e maiale e nella gelatina del fondo esattamente le proteine su cui distendersi, e l'acidità tipica del vitigno continua a pulire il burro. È il vino giusto quando il sugo d'arrosto è ristretto a lungo, scuro e abbondante, o quando gli agnolotti sono il piatto unico del pranzo. Il limite è simmetrico: sugli agnolotti conditi solo al burro, o serviti asciutti nel tovagliolo, il legno e il tannino passano sopra la sfoglia, e lì il Grignolino vince. Anche qui l'alcol è di 13,5% vol, quindi il peso arriva dalla struttura e non dai gradi. Sono 468 bottiglie numerate a 24 €: apritelo mezz'ora prima e servitelo a 16-18 °C.

Vuoi approfondire il vitigno? la nostra guida al Nebbiolo

Birra Artigianale in Alternativa

Bold Helles Beer — Norah's Farm — Con una pasta ripiena la birra non deve competere con il ripieno: deve fare il lavoro che il vino fa con l'acidità, e farlo senza coprire la sfoglia. La **Bold Helles di Norah's Farm** è una bionda a bassa fermentazione in stile bavarese, con un malto che il produttore segna a metà (●●○○) e un luppolo appena accennato (●○○○). Il suo sapore è quello del cereale maltato, cioè la stessa famiglia della pasta all'uovo e della crosta dell'arrosto, e il finale leggermente secco e amaro chiude il boccone senza lasciare dolcezza. Il resto lo fa la carbonatazione, che porta via il burro e il fondo dalla bocca in modo meccanico, a ogni sorso. E con 4,8% vol resta una birra da tavola, che accompagna un primo senza appesantire il pranzo. Il limite è il corpo: davanti a un sugo d'arrosto denso e molto ristretto, con le sue note tostate e caramellate, una Helles resta indietro, e lì servirebbe una birra più scura. Con un condimento a velo, o con gli agnolotti al burro, è invece una scelta pulita e facile. Servitela a 6-8 °C, in un bicchiere alto, lasciando la schiuma.

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Varianti

  • Al burro e salvia: senza sugo d'arrosto, i plin si saltano in padella con 80 g di burro fuso e qualche foglia di salvia, lasciata soffriggere appena. È il condimento più diffuso nelle trattorie ed è quello che lascia sentire meglio il ripieno; in questo caso il fondo dell'arrosto si usa tutto nel ripieno.
  • Nel tovagliolo: come nelle osterie delle Langhe, i plin si scolano e si servono asciutti, senza alcun condimento, avvolti in un tovagliolo di lino caldo, da prendere con le dita. Funziona solo con un ripieno ben saporito e una sfoglia sottilissima, ed è il modo più severo di giudicarli.
  • Col tartufo bianco: nella stagione giusta, da ottobre a dicembre, i plin conditi solo con il burro fuso si completano a tavola con qualche lamella di tartufo bianco d'Alba. Con il sugo d'arrosto il tartufo si perde: o l'uno o l'altro.
  • Con il coniglio: in molte case del Roero e del Monferrato al vitello e al maiale si aggiunge un terzo di carne di coniglio arrosto, che rende il ripieno più delicato. Si cuoce nella stessa casseruola, insieme alle altre carni.

Domande Frequenti

Che differenza c'è fra agnolotti e agnolotti del plin?

Gli agnolotti piemontesi sono una famiglia di paste ripiene di carne; quelli del plin sono la versione più piccola, tipica delle Langhe e del Monferrato, chiusa con un pizzicotto delle dita fra un ripieno e l'altro. Gli altri agnolotti, quelli quadrati o a mezzaluna, sono più grandi e hanno un bordo semplice. Nel plin il rapporto cambia: poca pasta, sottilissima, e un ripieno che si sente in ogni boccone.

Quale verdura si mette nel ripieno?

Dipende dalla stagione e dalla famiglia. D'autunno e d'inverno si usa il cavolo verza, che dà dolcezza; negli altri mesi gli spinaci o la scarola. La verdura non deve essere tanta, circa la metà del peso della carne, e va strizzata con cura: se resta acqua, il ripieno si ammorbidisce e bagna la sfoglia dall'interno.

Si possono congelare gli agnolotti del plin?

Sì, ed è il modo migliore di conservarli. Si dispongono crudi su un vassoio spolverato di semola, ben distanziati, e si mettono in freezer finché sono duri; poi si trasferiscono in un sacchetto. Si cuociono ancora congelati, direttamente in acqua bollente, aggiungendo un minuto alla cottura. Tenuti in frigorifero, invece, si conservano solo un giorno, perché la sfoglia sottile si inumidisce.

Si può fare il sugo d'arrosto senza fare l'arrosto?

Non davvero, ed è il senso della ricetta: il sugo è il fondo di cottura della stessa carne che finisce nel ripieno. Chi usa avanzi di un arrosto già cotto può recuperarne il sugo e allungarlo con un po' di brodo, ma un fondo comprato o un dado non danno la stessa cosa. Se il sugo manca, meglio condire i plin con il burro e la salvia.

Perché i plin si aprono in cottura?

Quasi sempre per tre motivi: la sfoglia si è asciugata prima di essere chiusa, il ripieno era troppo umido, oppure è rimasta aria intorno alla pallina di ripieno. Si rimedia lavorando una striscia alla volta, strizzando bene la verdura e premendo la sfoglia attorno al ripieno prima del pizzicotto. Anche l'acqua troppo agitata li apre: dopo averli buttati, abbassate il bollore.

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