BORTOLO Limited Edition Bianco veneto IGT  -  Dama del Rovere - vaigustando

BORTOLO Limited Edition Bianco veneto IGT

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BORTOLO Limited Edition Bianco veneto IGT  -  Dama del Rovere - vaigustando

BORTOLO Limited Edition Bianco veneto IGT

Prodotto in Veneto
IGT
E' Vietata la vendita di prodotti alcolici ai minori di anni 18
Disponibile
$40.00 Prezzo unitario $53.33/l
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Il Prodotto in Breve:

✓ Bianco Veneto IGT

✓ 100% Garganega vendemmia 2021

✓ Vigneto “Bortolo” – Tremenalto, Monteforte d’Alpone (VR)

✓ Vigneti storici impiantati dal 1945

✓ Parte affinata in botti di rovere per 12 mesi

✓ Produzione limitata: circa 3.500 bottiglie

✓ Gradazione alcolica: 13% vol.

Bortolo Limited Edition di Dama del Rovere è un Bianco Veneto IGT ottenuto da uve Garganega provenienti dal vigneto“Bortolo”, situato in località Tremenalto sulle colline settentrionali del Soave, nel comune di Monteforte d’Alpone. Qui i vigneti, con impianti che risalgono fino al 1945, cloni di soave ormai scomparsi e caratteristiche uniche, sono esposti a est e affondano le radici in suoli di origine vulcanica che conferiscono ai vini struttura, acidità, profondità e una marcata impronta minerale. La Garganega trova in questo contesto una delle sue espressioni più autentiche. Le basse rese in vigneto e la raccolta manuale permettono di selezionare uve perfettamente mature, mantenendo al tempo stesso freschezza e precisione aromatica. Dopo la fermentazione in serbatoi di acciaio inox, una parte del vino affina in rovere per circa un anno, per poi essere riunita con la restante parte maturata in acciaio. Il successivo affinamento in bottiglia contribuisce a definire un bianco complesso ed elegante, dove la struttura della Garganega si unisce a note minerali e sapidità  che caratterizza i grandi vini di questo territorio. Abbinamento perfetto con i primi piatti a base di pesce. Da provare con la cucina tipica veneta, come i bigoli con ragù o risotti, carni bianche.

Scheda Prodotto:

Denominazione: Bianco Veneto IGT

Vitigni: Garganega

Zona di produzione: Vigneto “Bortolo”, Tremenalto – Monteforte d’Alpone (Verona)

Anno di impianto dei vigneti: dal 1945

Sistema di allevamento: pergola 

Resa: 45-80 quintali/ettaro

Vendemmia: settembre – ottobre, raccolta manuale

Vinificazione: fermentazione in serbatoi di acciaio inox

Affinamento: una parte della produzione in rovere per circa 12 mesi, successiva unione con la parte affinata in acciaio e ulteriore affinamento in bottiglia.

Bottiglie prodotte: circa 3.500

Gradazione alcolica: 13% vol.

Abbinamenti: Abbinamento perfetto con i primi piatti a base di pesce, baccalà. Da provare con la cucina tipica veneta, come i bigoli con ragù o risotti, carni bianche.

Il Territorio

Dalle terre vulcaniche del Soave alle colline calcaree dei Berici, un viaggio tra Verona e Vicenza alla scoperta di due territori che raccontano anime diverse e complementari del vino veneto.

A est di Verona, il Soave si distende sulle colline che accompagnano la pianura verso i rilievi della Lessinia. Più a est, nel territorio vicentino, emergono i Colli Berici, un sistema collinare dalla forte identità geologica e paesaggistica. Due territori distinti, accomunati da una storia viticola antica e da un rapporto con la terra che ancora oggi determina il carattere dei loro vini. Qui la vite non è semplicemente una coltura. È parte del paesaggio, della storia delle famiglie e dell'identità dei paesi. Filari, muretti, corti rurali, ville, castelli e piccoli borghi raccontano una civiltà agricola costruita nel corso dei secoli, nella quale il vino è diventato uno dei modi più autentici per interpretare il territorio.

Soave: la terra dei vulcani e della Garganega

Il Soave è uno dei territori storici del vino italiano. Il suo cuore si trova sulle colline orientali della provincia di Verona, intorno ai comuni di Soave e Monteforte d'Alpone, dove la vite occupa pendii e dorsali modellati da un'origine geologica straordinariamente complessa. Il borgo medievale di Soave, dominato dal suo castello e ancora racchiuso dalle antiche mura, è l'immagine più conosciuta di questo territorio. Ma per comprenderne davvero i vini bisogna salire sulle colline, seguendo le strade che attraversano vigneti, contrade e piccoli nuclei rurali fino a Monteforte d'Alpone.

È qui che emerge uno degli elementi più affascinanti del Soave: la sua origine vulcanica. Milioni di anni fa questa parte del Veneto fu interessata da un'intensa attività vulcanica. Basalti, rocce laviche e tufi affiorano ancora oggi in molte delle colline orientali della denominazione, alternandosi a zone di matrice calcarea. È una diversità geologica che si riflette direttamente nei vini, dando vita a interpretazioni differenti anche a poca distanza l'una dall'altra.

Su queste terre la Garganega ha trovato nei secoli il proprio habitat naturale. Vitigno antico e profondamente legato al territorio veronese, la Garganega possiede una naturale capacità di interpretare il luogo in cui cresce. Nei migliori vigneti collinari del Soave sa unire maturità del frutto, freschezza, tensione e una componente sapida e minerale che diventa progressivamente più evidente con il tempo. Accanto alla Garganega trova spazio il Trebbiano di Soave, presenza storica capace di contribuire con freschezza e precisione al profilo dei vini.

Il Soave Classico identifica il nucleo storico della denominazione, sulle colline di Soave e Monteforte d'Alpone. È un paesaggio costruito nel tempo, dove in molti punti la viticoltura si sviluppa su pendii importanti e il lavoro dell'uomo ha seguito la morfologia naturale delle colline anziché modificarla. Qui altitudine, esposizione, ventilazione e natura dei suoli cambiano da una contrada all'altra. È proprio questa frammentazione a rendere il Soave un territorio sorprendentemente articolato: non un unico vino, ma molte interpretazioni della Garganega e della collina veronese.

Nei vini più giovani prevalgono freschezza, fiori, frutto e immediatezza. Nei Soave provenienti dai vigneti più vocati e lasciati evolvere, il tempo porta invece alla luce una dimensione più profonda: note di erbe, agrumi maturi, frutta gialla, pietra e sfumature minerali si intrecciano in vini capaci di acquistare complessità anche dopo diversi anni. È forse proprio il tempo uno degli strumenti migliori per comprendere il grande Soave: vini apparentemente delicati da giovani possono rivelare, con l'evoluzione, una profondità e una longevità sorprendenti.

Colli Berici: pietra, sole e grandi rossi

Lasciando il Veronese e spostandosi verso Vicenza, il paesaggio cambia. I Colli Berici emergono dalla pianura vicentina come un'isola di colline. Il profilo è più morbido, il clima generalmente più caldo e la vegetazione mediterranea convive con boschi, ulivi e vigneti. Ville venete, piccoli borghi e antiche corti rurali testimoniano una storia nella quale agricoltura e cultura hanno modellato insieme il paesaggio.

Anche qui è la geologia a definire profondamente l'identità del vino. I Colli Berici hanno una prevalente matrice calcarea e sedimentaria, derivata da antichi fondali marini, alla quale si affiancano in alcune aree testimonianze di attività vulcanica. Rocce calcaree, argille e terreni ricchi di scheletro creano condizioni particolarmente favorevoli alla vite, mentre l'esposizione delle colline e il clima relativamente mite permettono maturazioni complete e regolari.

Se il Soave trova la propria voce più riconoscibile nella Garganega, i Colli Berici mostrano invece una spiccata vocazione per i vini rossi. Il vitigno simbolo è la Tai Rosso, varietà storicamente radicata soprattutto nell'area di Barbarano e dei Berici meridionali. È un'uva capace di dare vini fragranti, speziati e di grande bevibilità, nei quali il frutto incontra spesso note di erbe mediterranee e una trama delicatamente sapida.

Accanto alla Tai Rosso, i Colli Berici hanno dimostrato nel tempo una particolare affinità con varietà come Carmenère, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot. Il clima, le esposizioni e i terreni calcareo-argillosi permettono a queste uve di raggiungere maturazioni profonde mantenendo equilibrio, dando origine a vini capaci di coniugare struttura, eleganza e longevità. Anche il Carmenère, a lungo confuso nei vigneti con il Cabernet Franc, ha trovato nei Colli Berici una delle sue espressioni italiane più interessanti.

Due territori, due modi di raccontare il Veneto

Soave e Colli Berici sono separati da pochi chilometri di pianura, ma raccontano due anime profondamente diverse della viticoltura veneta. Nel Soave dominano la Garganega, le antiche terre vulcaniche, l'altitudine e la tensione dei grandi bianchi. Nei Colli Berici il paesaggio diventa più caldo e mediterraneo, il calcare assume un ruolo centrale e sono soprattutto i rossi a trovare profondità e carattere.

Da una parte le colline di Monteforte d'Alpone e Soave, con le loro contrade e i vigneti che affondano le radici in antiche rocce vulcaniche. Dall'altra le alture vicentine, dove calcare, argilla, boschi e vigne accompagnano lo sguardo verso la pianura. A unirli è una cultura agricola antica, fatta di famiglie, vigneti tramandati, osservazione delle stagioni e conoscenza dei singoli appezzamenti.

Oggi questi territori stanno vivendo una nuova stagione. Sempre più produttori lavorano per riportare al centro vigneto, biodiversità, identità dei suoli e riconoscibilità delle singole zone, cercando nei vini non soltanto qualità, ma una relazione sempre più precisa con il luogo da cui provengono. Perché il valore più profondo di questi territori non sta semplicemente nella loro capacità di produrre grandi vini. Sta nella possibilità di riconoscere, dentro un bicchiere, la collina da cui quel vino proviene.

Il basalto e la Garganega del Soave. Il calcare, il sole e i rossi dei Colli Berici. Due paesaggi, due identità, due modi diversi di raccontare attraverso il vino la straordinaria varietà del Veneto.

Il Produttore

Ci sono aziende che nascono da un progetto, e altre che nascono da una convinzione profonda. Dama del Rovere appartiene a questa seconda categoria. La loro filosofia è racchiusa in una frase semplice: “Viviamo di questo lavoro”. Non è uno slogan, ma una responsabilità quotidiana. Ogni scelta, in vigna e in cantina, incide direttamente sul loro futuro. L’azienda nasce con la vendemmia 2003 a Brognoligo di Monteforte d’Alpone, nel cuore della zona Classica del Soave, per volontà dei fratelli Massimo e Davide Prà, quarta generazione di viticoltori. Davide vive la campagna, Massimo presidia la cantina. Ma ogni decisione viene condivisa e costruita insieme. Il progetto si sviluppa tra due territori complementari. A Brognoligo, sulle colline vulcaniche del Soave Classico, la Garganega affonda le radici in suoli basaltici profondi e minerali. Le esposizioni Est e Nord-Est e la natura vulcanica del terreno conferiscono ai vini struttura, sapidità marcata e quella tipica nota di mandorla amara che identifica il grande Soave. A Brenton di Roncà, alle pendici dei Monti Lessini, i vigneti si trovano tra i 450 e i 500 metri di altitudine. Qui le forti escursioni termiche tra giorno e notte preservano freschezza e integrità aromatica. È in questo contesto che cresce la Durella, varietà autoctona naturalmente ricca di acidità e sali minerali, ideale per la spumantizzazione Metodo Classico. Massimo lavora da anni sulle basi spumante con un approccio preciso e paziente, fondato sull’accantonamento di diversi vin de réserve che, stagione dopo stagione, vengono custoditi e poi assemblati per creare cuvée coerenti e riconoscibili.

Questo lavoro si struttura oggi come un vero perpetuelle: una riserva dinamica in cui piccole quote di vini di annate precedenti vengono mantenute vive e progressivamente integrate negli assemblaggi successivi, contribuendo a costruire profondità, continuità stilistica e memoria del vigneto nel tempo. Questo metodo si è affinato anche attraverso un’importante esperienza professionale in Borgogna, dove la cultura dell’assemblaggio, della precisione e del tempo è parte integrante dell’identità produttiva. Il riposo sui lieviti diventa così un passaggio centrale: 15 mesi, 24 mesi, 36 mesi fino ai 60 mesi del Brut Nature. È durante questa lunga attesa che la Durella trova equilibrio, profondità e identità. Dama del Rovere fa parte della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti: ogni bottiglia nasce esclusivamente dalle uve dei propri vigneti e tutte le fasi, dal vigneto all’imbottigliamento, sono seguite direttamente dalla famiglia. In vigna la vendemmia è manuale; in cantina tecnologia e precisione sono strumenti al servizio della materia prima. Dama del Rovere è l’incontro tra il Soave vulcanico e la Durella dei Lessini. Tra altitudine e profondità minerale. Tra memoria contadina e cultura del tempo. Accanto agli spumanti Metodo Classico, l’azienda produce vini fermi da Garganega, Trebbiano di Soave e Riesling, oltre a un passito che racconta l’altra anima del territorio. Progetti diversi, ma con un tratto comune: tensione, sapidità e rispetto dell’origine.

Conservazione
  • Conservare in luogo fresco e asciutto
Politica di Reso

Il reso dei prodotti è possibile fino a 14 giorni dal ricevimento della merce. Maggiori informazioni sulle modalità nella pagina Diritto di Recesso

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